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Un albero da Primiero per il Salone del Quirinale

Un abete bianco del Primiero, prelevato in Val Canali, sarà collocato nel Salone di Rappresentanza del Quirinale. Un’iniziativa carica di un significato particolare: rappresenta infatti un gesto simbolico di solidarietà e vicinanza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella verso le terre colpite dalle recenti calamità naturali

L'albero di Natale prelevato in Val Canali

L’abete è stato prelevato dai forestali dell'Ufficio distrettuale forestale di Primiero, coordinati da Luigi Gottardo, assieme ad una squadra della Tenuta presidenziale di Castelporziano, guidata da Daniele Cecca, incaricata anche del trasporto dell’albero a Roma. A seguire le operazioni anche il sindaco di Primiero San Martino di Castrozza Daniele Depaoli.

Si tratta di un albero di circa 10 metri, di cui è stato recuperato in particolare il cimale, ovvero la parte più alta, lunga 6 metri. Una pianta già danneggiata dal vento e quindi destinata all’abbattimento ma ancora in ottima salute.

Una scelta fatta per non abbattere un altro albero in una zona così duramente colpita dal maltempo, che ha schiantato circa 50.000 metri cubi di legname. Un secondo albero è stato prelevato nella zona del Cansiglio, altra zona particolarmente colpita dal maltempo. Caricato su un camion subito dopo il taglio, l’abete di Primiero ha iniziato il suo viaggio verso Roma.

I boschi in Trentino

Ricoprono una superficie di 390.463 ettari, pari al 63% del totale. Il “re” dei boschi è l’abete rosso (32% del totale), seguito dal faggio (14%), dal larice (13 %) e dall’abete bianco (11%), molto diffuso in Primiero per le peculiari condizioni ambientali, e particolarmente amato come albero di Natale.

Ed è proprio un abete bianco il prescelto per il Quirinale. Un albero prelevato da un bosco del Trentino danneggiato dal maltempo, scelto in base ad un criterio tanto particolare quanto motivato: non un albero “sano” da tagliare per l’occasione – sarebbe sembrato di infierire, il qualche modo, un’ulteriore piccola ferita al bosco – ma nemmeno un albero schiantato al suolo dal vento di quel terribile 29 ottobre. Piuttosto, una pianta comunque compromessa, ma ancora in ottima salute, che i forestali avrebbero dovuto in ogni caso rimuovere. Ma che così potrà vivere ancora un pezzo della sua vita, a Roma.

Solitamente per adornare i presepi si ricorre ad abeti coltivati, il cui aspetto è piuttosto “addomesticato”. L’abete bianco della Val Canali è una pianta selvatica, quindi più vera, proveniente da una foresta che ha ottenuto la certificazione PEFC per la Gestione Forestale, il che attesta una gestione boschiva sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Un altro pregio di questa scelta.

L’albero è stato assicurato con delle funi, quindi segato alla base e calato con delicatezza al suolo, dove è stato coperto e issato sul camion che lo porterà a Roma. L’area individuata per il prelievo è la Val Canali, nel Primiero, una di quelle maggiormente interessate dalle devastazioni della pioggia e del vento.

Val Canali, nel Parco Paneveggio Pale San Martino

Per la sua bellezza la Val Canali è un “gioiello” del Primiero e dell’intero Trentino. Si caratterizza per un paesaggio tipicamente dolomitico dove alle spettacolari vedute sulle rocce verticali del gruppo delle Pale di San Martino, facente parte patrimonio dell’Unesco, si accompagna un armonioso mosaico di aree boscate e prati punteggiati dai tipici masi dell’architettura rurale del Primiero.

Per questi motivi è anche una delle zone più frequentate dai visitatori che posso affrontare percorsi escursionistici di varia difficoltà e natura immersi in un ambiente unico.

Il Primiero, lo ricordiamo, è noto fra l’altro per avere fornito al mondo il legno dei famosi abeti di risonanza della foresta di Paneveggio, che per le loro peculiari caratteristiche erano molto apprezzati dai liutai ed in particolare dal celebre Stradivari, che ne fece la materia prima d’elezione per i suoi strumenti.

Il patrimonio forestale della Val Canali è risultato particolarmente danneggiato dal maltempo. Si stima che complessivamente sia stata danneggiata una superficie di circa 250 ettari, attorno al 20% della superficie boscata totale della valle Canali, ovvero 50.000 metri cubi di legname. In tutto il Primiero i danni hanno interessato circa il 4-5% dei boschi.

In vaste zone del bosco le piante sono state sradicate o stroncate, con gravi danni inferti al paesaggio. Si ha fiducia comunque che il processo di ricostituzione sia facilitato dalla particolare tipologia di questi boschi. Si tratta infatti di aree gestite attivamente in modo sostenibile, dove da decenni vengono svolti puntuali interventi di prelievo di legname, consentendo al bosco di rinnovarsi naturalmente nelle piccole radure così create, il tutto secondo i principi e i criteri della selvicoltura naturalistica del Trentino.

Si è determinata quindi la formazione di boschi misti (le specie principali sono l’abete rosso, l’abete bianco, il faggio e il larice) e con una presenza di piante giovani e adulte ben mescolate. Pertanto si ha fiducia che la ricostituzione possa avvantaggiarsi del numero significativo di giovani piantine di quelle specie come il faggio e il larice che hanno resistito in parte al forte vento.

Pagina pubblicata Martedì, 04 Dicembre 2018
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